L'ostetrica pacifista che vuole cambiare il modo di nascere PDF Stampa E-mail
Giovedì 05 Giugno 2008 09:22
Il Manifesto 8 ottobre 2006


Intervista a Ibu Robin Lim
di Marina Forti
Ibu Robin Lim è un'ambientalista, una poetessa, una pacifista; cerca l'armonia tra le persone e tra queste e la natura. E' anche un'ostetrica professionale: vive da anni a Bali, in Indonesia, lavora per migliorare la salute delle madri e dei neonati; dice che aiutare i bambini a venire al mondo senza violenza è il primo passo per guardare con speranza il futuro.
Per questo nel 1994 Ibu Robin ha creato un'associazione no profit, la Yayasan Bumi Sehat («Fondazione madreterra sana»), che ha costruito una clinica-consultorio non lontano dalla cittadina di Ubud, a Bali. Quando le chiedo cosa l'ha spinta, parla di madri che muoiono di emorragia durante il parto e di bambini malnutriti. Anche nella relativamente benestante Bali, isola nota in occidente come destinazione turistica? «Bali è come una scena teatrale», mi risponde Ibu Robin: «I turisti non sanno cosa ci sia dietro le quinte. In Indonesia, e anche a Bali, la morte per parto è comune e la malnutrizione è la prima causa di morte infantile, oltre a causare ritardo nello sviluppo dei bebè che sopravvivono». Ibu Robin Lim era in Italia la settimana scorsa: il 29 settembre ha ricevuto il Premio internazionale Alexander Langer a Bolzano, poi ha partecipato a una serie di incontri (tra cui quello con il presidente della Camera Fausto Bertinotti, a Roma). «Dopo la strage del 2002, Bali è precipitata nella crisi» continua Ibu Robin: «L'isola viveva di turismo, e con tanti hotel e ristoranti chiusi centinaia di migliaia di persone hanno perso il lavoro. Anche il problema della malnutrizione è peggiorato».
Nel consultorio di Bumi Sehat le madri e i bambini trovano assistenza gratuita e sono seguiti durante il parto e dopo. «Il 100 per cento delle notre assistite allatta al seno», dice soddisfatta Ibu Robin: «Con l'allattamento aumentano le chance di vedere il bambino crescere sano», spiega, ma purtroppo il business spinge piuttosto sul latte in polvere, per evidenti interessi economici - in un sistema del resto dove le cure mediche sono riservate a chi le può pagare. La clinica di Bumi Sehat è diventata un luogo dove trovano aiuto tutte coloro che ne hanno bisogno , siano cristiane o hindu o musulmane (è cosa in sé importante, fa notare Ibu, in una società dove le tensioni sono acuite dalla crisi economica; «anche il nostro staff è misto»). Trovano assistenza, vitamine, rimedi tradizionali, un po' di medicina cinese, l'ospedale se serve: la clinica di Bumi Sehat mescola saperi tradizionali e scienza medica. Accanto sono nati un piccolo orto botanico e atelier dove alcune donne preparano prodotti tradizionali e li vendono. («Ibu Robin vuole impedire l'espropriazione delle conoscenze femminili da parte dei medici»,dice la motivazione del premio della Fondazione Alex Langer).
Questa però è solo la prima parte della storia. La seconda comincia quando lo tsunami ha spazzato l'oceano Indiano alla fine del 2004: la signora dallo sguardo insieme affettuoso e vigile ha impacchettato in gran fretta il materiale sanitario disponibile e, insieme a diversi collaboratori e volontari, è volata a Aceh, provincia settentrionale di Sumatra, epicentro della devastazione. «Non avevo mai visto nulla di simile. 280mila persone erano morte - ma c'è chi dice che siano di più, 400mila - e i sopravissuti non avevano nulla». Serviva tutto, a cominciare dall'acqua («i pozzi erano sommersi o salinizzati»). E servivano cure mediche. Così Bumi Sehat (con la fondazione Idep di Bali) ha costruito una clinica che ora cura fino a 1.500 pazienti al mese - con annesso centro comunitario, un campo da gioco, la biblioteca, cucina, toilettes. E' in una zona un po' remota, lontano dai capoluoghi, dove bisogna portare la benzina per il generatore (manca l'elettricità) e ogni rifornimento. Fino allo tsunami Aceh era off limits, travolta da un conflitto armato: è stato difficile lavorare in quel contesto? «Mi sono assicurata che noi restassimo neutrali, né con i governativi né con i separatisti. Solo così potevamo aiutare tutti». Con uno staff misto di volontari, il gruppo di Bumi Sehat ha fatto i conti con la tradizione islamica, magari coperto la testa per rispetto alle pazienti, riuscendo a superare le tensioni. Dice Ibu Robin: «L'Indonesia è una terra che trema, terremoti, vulcani. Ma dopo la catastrofe ho visto persone mobilitarsi per aiutare, e questo mi da grande speranza».
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