Ninna oh, questo bimbo a chi lo do PDF Stampa E-mail
Mercoledì 14 Novembre 2012 00:00
Eccomi con la continuazione del post della scorsa settimana, anche se non vi parlerò ancora del libro "Raising a spirited child" perchè nel frattempo sono sopraggiunti altri argomenti.
Ma ... dicevamo: ebbene sì i bambini non sono tutti uguali! Immagino che ve n'eravate accorti eh? e quindi avremmo scoperto l'acqua calda?
No, un attimo. Allora: che i bambini sono diversi l'uno dall'altro c'eravamo arrivati, il problema è che spesso esperti di turno o vicini di casa che si improvvisano pedagogisti vorrebbero che le "regole" dell'educazione fossero utili per tutti i bambini, e a non applicarle con tutti indistintamente, potremmo essere tacciati di "sindrome da genitore mollaccione", che sarebbe poi la causa di tutti i mali. Avete presente il figlio bamboccione? Sicuramente ha alle spalle un genitore mollaccione, logico! Ed ecco qui la perla di saggezza servita sul piatto d'argento alla tavola delle banalità...
 
Per fortuna adesso è provato scientificamente che esistano bambini diversi l'uno dall'altro. Quindi manuali come, un esempio fra tutti, "Fate la nanna" di Edward Estivill, non ha nessun senso di esistere. Eppure è un best seller in editoria e ci sono genitori pronti a giurare che il suddetto libercolo abbia dato loro dei buoni consigli. Se poi si va ad indagare quali, si scopre che la madre leggendolo abbia trovato utili i consigli di instaurare un routine prima della nanna, di non fare attività motorie impegnative ed eccitanti prima dell'ora di coricarsi, di usare luci soffuse oltre un certo orario etc etc: i consigli del buon senso insomma. Ma, come potete immaginare, dopo la premessa di questo post, i consigli di Estivill non possono essere validi per TUTTI i bambini indistintamente. Eppure tale sedicente scienziato, nel suo libro, addirittura non esita a dare degli incompetenti a coloro che non riusciranno ad aplicare tutti i passaggi del suo metodo (per chi ancora non fosse a conoscenza dei contenuti del libro, trattasi di un metodo per far dormire i bambini, che non esclude il fatto di farli piangere, finchè, vinti dall'indifferenza, dall'assenza di contatto affettivo col genitore, finirebbero per addormentarsi, rassegnati, da soli nel loro lettino).
Il motivo per il quale questo metodo possa essere un pericolo per il benessere psicologico è insito nel metodo stesso: non tutti i bambini sono per natura dotati dello stesso carattere, per cui potreste trovate bimbi che dopo una o due serate di pianti alla fine accettino di buon grado questo stato delle cose e per il resto della loro vita si addormentino tranquilli nel loro letto. Al contrario però potreste avere dei bambini, cosiddetti "difficili" (o "ad alto bisogno" o "richiedenti") che non accetteranno mai lo stato delle cose e si ribellerano fino a perdere la voce dal pianto. Urleranno, si dispereranno a squarciagola e smetteranno di piangere solo e solamente quando li avrete presi in braccio e stretti al vostro petto.
Non stento quindi a credere a quei genitori i quali raccontano siano bastati due notti di pianto per abituare il bambino al sonno. Non pensiamo però che questo possa essere utile per tutti i bambini: rischiate di trovarvi dopo una settimana con il bambino paonazzo per il gran pianto ed impaurito del suo lettino. E poi chi ci assicura che questi pianti da "lontananza del genitore" non abbiano delle conseguenze a lungo termine nella sua piccola personalità in formazione?
 
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