Storia di un allattamento lungo e felice (ovvero non sia mai detta l’ultima ciucciata) PDF Stampa E-mail
Giovedì 17 Giugno 2010 13:02

Gira voce tra i blog di mamme che a fine allattamento si faccia un bel post strappalacrime… eccomi qua a rispondere all’appello, anche se questo per la verità non è il classico blog di una madre  precaria-che-ha-lasciato-lavoro-sicuro-dopo-il-primo-figlio, ma felice quale sono. Ma l’argomento mi pare utile per parlare di alcune cose di cui di solito non scrivo. Allora per cominciare dalla fine, la mia bimba a quattro anni e mezzo suonati non ciuccia più, sì qualcuno rileggerà la frase, ma qualcun altro no… quattro anni e mezzo NON mesi. Proprio nel momento in cui ormai pensavo che avrei dovuto sfoderare seno prosperoso (si fa per dire) fino al primo appuntamento col fidanzato, la mia piccola ha detto basta, anzi per la verità semplicemente non ha più chiesto la sua ciucciatina prima di dormire.

Colpa dell’olio di mandorle? Sì perché per alcune sere prima di dormire avevo spalmato l’olio di mandorle sul corpo dopo la doccia e a lei non era piaciuto, per niente. Una volta mi ha detto “Ma mamma hai messo la crema?” “Sì ma è poca!” “Che schifo!!!”. La seconda volta ha ciucciato un po’ e poi si è girata dall’altra parte senza protestare. Nelle notti successive non ha proprio più chiesto nulla, e non era la prima volta che usavo l’olio di mandorle, semplicemente ad un certo punto ha probabilmente pensato che tutto ciò non le era più necessario (tetta (oopppsss) condita con olio di mandorle ormai era un affare per piccoli). Da un lato sono contenta, perché invece di un contatto fisico legato alla suzione possiamo recuperare con le coccole, i massaggi, i baci prima di dormire. Dall’altro ovviamente sono dispiaciuta che non mi reclami più in quel senso. Ma soppesando costi e benefici, visto che il distacco è stato estremamente graduale, sono soddisfatta. Sono contenta perché la mia bambina è cresciuta. Inoltre proprio in coincidenza con l’abbandono del seno, sembra, dico “sembra”, che la mia bambina dorma tutta la notte del suo lettino. Dopo anni di cosleeping in varie combinazioni da metà notte in poi (lei nel lettone in mezzo a noi due, lei nel suo letto con me o il papà accanto, lei nel lettone col papà, lei nel lettone con me, io o il papà nel lettino), finalmente ci ha donato notti sgombre da richiami notturni (mammminaaaa, mammottinaaaaaa, papi, papinoooooo, papose, papanaaaa), adesso chiama o straparla nel sonno ma si riaddormenta subito. Questo andrebbe a conferma del fatto che sia arrivata ad un buon livello di sviluppo neurologico e che la diminuzione dell’istinto a succhiare sia andata di pari passo con la regolarizzazione dei ritmi del sonno.
Ma non sono state tutte rose e fiori, come ogni storia d’amore bella ed intensa anche la nostra storia di allattamento è fatta di amore e disamore, momenti di sconforto, abbandono dell’oggetto del desiderio, ripresa del tran tran familiare e della quiete pubblica.
Sì perché bisogna dirlo, allattare non è facile, qualche riflessione su quel si sta facendo bisogna farla, a maggior ragione se decidi di allattare fino a quattro anni e mezzo. Tanto per cominciare da circa due anni a questa parte il nostro allattamento è stata una faccenda totalmente nostra… “intima”. Io sono una persona riservata e non amo andare a raccontare in giro che mia figlia superati i due anni sta “ancora” ciucciando ( a parte appunto il presente outing a cose già concluse). L’allattamento, diciamo dopo i due anni, avveniva all’interno delle mura di casa, preferibilmente solo prima della nanna serale già da un bel po’. Ormai era diventato un rito, un momento di coccola molto privato.
E ci sono stati momenti di stanchezza estrema, soprattutto durante certe notti turbolente, ma anche lì non ho mai pensato di abbandonare l’allattamento, tanto più che dopo i due anni ho abituato mia figlia che di notte si dorme, non si ciuccia (anche se con le dovute eccezioni in caso di febbre o altri piccoli malanni, se pur rarissimi).

Poi c’è stato un momento in cui aveva smesso di ciucciare verso i tre anni, voleva solo il suo ciuccio, ma devo dire che trovavo la “situazione ciuccio” molto pesante, dovevo sempre averlo a portata di mano, dentro la borsa, era diventato uno solo e se si perdeva erano pianti. Risultato? Un giorno non l’abbiamo più trovato, davvero non si trovava più, lo abbiamo spiegato alla proprietaria e nel giro di due giorni non si ricordava più del suo amato ciuccio. Ma è ritornata la tetta.

Il campione non è certamente significativo e capisco che anche il parere della mamma sia poco scientifico e obiettivo, ma prendetela così: mia figlia è una bambina estremamente socievole, è stata inserita al nido all’età di 17 mesi senza alcuna difficoltà, è sempre andata volentieri sia al nido che alla scuola dell’infanzia, si è ammalata pochissimo e a detta delle maestre è sempre stata una “buona forchetta”, è piena di energie e non è né grassa né troppo magra (a parte che in famiglia siamo tutti sul mingherlino). Quest’anno causa trasloco ha cambiato scuola materna, ha fatto i piccoli in un comune e i medi in un altro… Ovviamente la più preoccupata del suo inserimento ero proprio io… Nella nuova scuola materna è stata inserita da subito senza di me, il primo giorno sono andata a prenderla alle 13.00, dal secondo giorno in poi si è fermata fino alle 16.00. Da quest’anno frequenta anche una scuola di musica per bambini, dopo alcune giornate di inserimento in cui io stavo nell’aula, ora entra in classe da sola e non vede l’ora che sia martedì, ha partecipato al saggio di fine anno salendo con disinvoltura sul palco cantando a squarciagola. Quando ci sono altri bambini in occasioni sociali sparisce e non la vedo più, gioca tutto il tempo. Questo per sgombrare il campo da dubbi di chi addita l’allattamento come un modo della madre per tenere attaccato il suo bambino a sé, come un ostacolo alla sua crescita e alla sua indipendenza. Io credo che sia vero proprio il contrario: più il bambino sente la presenza del genitore come sicura, più si sentirà pronto ad esplorare l’ambiente esterno senza paura. C’è anche da dire che chi dice così non comprende che allattamento prolungato non significa che la madre sia a servizio del figlio, anche con l’allattamento si possono fissare dei limiti in cui entrambi si sentono a proprio agio. Allattamento prolungato (o fisiologico) non significa che il bimbo piange, la madre non sa cosa fare e gli ficca la tetta in bocca così sta quieto. Significa prendersi il giusto tempo per una coccola, se e quando il bambino lo richiede, nei limiti di tempo e disponibilità della madre con il piacere e la volontà di entrambe. E’ insomma una questione privata e gli interlocutori di turno che siano essi pediatri, nonni, suocere, amiche del parchetto, psicologi ed esperti dovrebbero smetterla di fissare dei paletti alle madri. L’allattamento dovrebbe finire a 5 mesi, 9, 12 mesi… ma chi lo ha detto? dove c’è scritto? Troviamo esimi psicologi o pediatri che abbiano dato dimostrazione scientifica della loro prescrizione di tali termini? Anzi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia di allattare il bambino fino a due anni e oltre, se mamma e bambino lo desiderano.

PS: A dire la verità alcune settimane dopo la mia bimba mi ha chiesto ancora il latte, un po’ timidamente, quasi stesse chiedendo una cosa da piccoli… Io le ho proposto invece le coccole sulla pancia e sulla schiena… ed è andata bene così… a tutte e due…

“… Questo mi porta a quello che io ritengo la caratteristica più importante dell’essere genitori: fornire una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi nel mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato. In sostanza questo ruolo consiste nell’essere disponibili, pronti a rispondere quando chiamati in causa, per incoraggiare e dare assistenza, ma intervenendo attivamente solo quando è chiaramente necessario. Sotto questi aspetti si tratta di un ruolo simile a quello dell’ufficiale che comanda una base militare da cui una forza di spedizione si mette in viaggio e in cui può ritirarsi in caso di sconfitta. Per gran parte del tempo il ruolo della base è un ruolo di attesa, ma è nondimeno vitale. Perché solo se l’ufficiale che comanda la spedizione ha fiducia che la sua base sia sicura può osare spingersi avanti e correre dei rischi. Nel caso di bambini e di adolescenti noi li vediamo, man mano che crescono, avventurarsi sempre più lontano dalla base e per periodi di tempo sempre maggiori. Più hanno fiducia che la loro base sia sicura e pronta a rispondere se chiamata in causa, più lo danno per scontato.” Tratto da John Bowlby “Una base sicura”, Raffaello Cortina Editore.

“Le coccole, i giochi, le intimità del poppare attraverso le quali il bambino impara la piacevolezza del corpo di sua madre, i rituali dell’essere lavati e vestiti con i quali il bambino impara il valore di se stesso, attraverso l’orgoglio e la tenerezza della madre verso le sue piccole membra, queste sono le cose che mancano” (John Bowlby)

“Se il fatto che i bambini piccoli non siano mai completamente o troppo a lungo separati dai loro genitori fosse diventato parte della tradizione, allo stesso modo in cui il sonno regolare e la spremuta d’arancia sono diventate consuetudini nell’allevamento dei piccoli, credo che molti casi di sviluppo nevrotico del carattere sarebbero stati evitati.” (John Bowlby)

Da leggere sul web:
Alessandra Bortolotti “Fiumi di latte, correnti d’amore

Allattamento materno e sviluppo cognitivo del bambino (articolo su una ricerca su grande scala)

Libri:

Gonzales C. (2007), Un dono per tutta la vita, Il Leone verde, Torino
Balsamo E. (2007), Sono qui con te, Il Leone Verde, Torino

Commenti
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Elisa   |28-06-10 09:29:58
La mia prima bambina si è svezzata dal seno con la mia seconda gravidanza (a 2 anni e 4 mesi). Durante i primi mesi di gravidanza chi mi vedeva allattare mi terrorizzava: "E poi come farai? La bimba ruberà il latte al piccolo! Devi svezzarla". Io rispondevo: "Ma noooo, lei si svezzerà da sola con la gravidanza!!" Ma dentro di me non ci credevo nemmeno io, e invece così è successo. Da un giorno all'altro non ha più voluto il seno e non l'ha voluto nemmeno quando è arrivato il nuovo arrivo. Madre natura ha pensato a tutto senza che io facessi il minimo sforzo. Adesso mi chiedo quanto avrebbe continuato senza il nuovo arrivo e quanto questo le sia costato. Vedo però che passati i primi mesi di gelosia adesso appena può va dal fratellino se lo bacia e se lo abbraccia .... speriamo continui così.
elena     |19-07-10 13:28:35
Cara Elisa, come saprai meglio di me durante la gravidanza al sesto mese il latte cambia gusto per diventare colostro per il nuovo nato. Se non ricordo male circa il 70% dei bambini primogeniti si svezza durante la seconda gravidanza della madre. Quanto sia costato alla tua bimba non lo so, credo semplicemente che ne abbia guadagnato per tutta la vita con un nuovo fratellino, e poi in fondo ciucciare per 2 anni e 4 mesi è un privilegio ancora per pochi. ;)
Elisa  - bel articolo     |28-06-10 23:16:23
Ciao, bello il tuo post e sono contenta che tu abbia avuto voglai di condividere esperienza e pensieri.
Io sono al mio secondo allattamento (con il mio primo bimbo è finito a 14 mesi perché sono tornata a lavorare e mi sentivo molto stanca e poi pensavo che "fosse andato via", ma lui era tranquillo e si addormentava con le coccole) e devo continuamente combattere con i famosi pareri "ma poi la vizi, è ora di smettere....".

Anche io cito spesso l'OMS, ma in fondo so che chi fa questi commenti non cambierà opinione. Nel mio piccolo cerco di consigliare amiche incinte a leggersi i libri di Gonzalez e ad informarsi molto.

Chissà quando la mia bimba deciderà che è il momento di finire ( un po' mi dispiacerà , dato che non credo di avere il terzo!).
elena     |19-07-10 13:32:32
cara Elisa, grazie per la tua testimonianza. Mi hai fatto venire in mente una cosa riguardo ai commenti delle altre persone. Quando la mia bimba aveva 9 mesi incontrai una mamma con la bimba della stessa età della mia e mi disse della sua intenzione di svezzare la bambina a 9 mesi perchè altrimenti poi diventava un vizio. Io invece le raccontai della mia volontà di continuare, lei guardò la bimba e disse: "hai visto però che fortunata la tua bimba!". Ad ognuno il suo bambino e le proprie decisioni private, personali e intime e guai a chi ci critica ;)
closethedoor  - ti ho pedinata...     |17-07-10 04:56:55
... dal blog di Elastigirl :))

anche io sono una fan dell'allattamento prolungato, mia figlia ha 7 mesi e spero di arrivare fino all'anno e perche' no, lavoro e stranchezza permettendo, fino a 2. ho notato gia' le reazioni sbalordite dei due nonni - mio papa' e mio suocero quando ho detto che dato che il latte vaccino si puo' dare a partire dall'anno, chi allatta al seno arriva tranquillamente ad un anno "si ma poi basta, vero?" - non ho ritenuto opportuno mettermi a spiegare nulla, vedrò dopo. per fortuna mia mamma e mia suocera, che avrebbero voluto allattare ma per motivi diversi non e' stato loro possibile, sono molto meno categoriche. non c'e' cattiveria ma credo buona fede e forse forse un pizzico di gelosia, chi lo sa.

volevo invece darti anche un paio di provocazioni: la prima su Odent , che ti leggo nominare. premesso che mi piacciono molto le idee di Leboyer, sono una fan del massaggio neonatale ecc., trovo pericolosissime le idee di Michel Odent sulla nascita e in particolare le sue idee sul taglio cesareo. mi sembrano una forma di eugenetica applicata alla nascita, un nazismo soft che sta facendo presa su alcune mamme che si convincono che non potranno mai amare veramente i loro figli &/o i loro figli non saranno mai felici e sicuri, perche' il loro parto e' finito con un cesareo d'urgenza.
la seconda provocazione e' sul Burlo Garofalo che ti ho letto nominare come eccellenza pediatrica: il Burlo ha 3 bollini rosa ma a cosa corrisponde questo?
http://sopravvissutealburlo.forumfree.it/?f=5530542
elena     |19-07-10 13:20:23
cara Closethedoor, sono molto onorata dal tuo pedinamento ;). comunque visto il mio seguito pressochè nullo sul blog di elasti, sono felice di risponderti qui.

Ti premetto che io ho letto solo due libri di Odent: "il bebè è un mammifero" e "l'ecologia della nascita". Nello specifico il libro sul taglio cesareo (a cui credo tu ti riferisca) non credo sia tradotto in italiano. Se devo dire, sui libri da me letti e da quel che ricordo, non ho trovato granchè sul cesareo. Ti farò però una domanda personale: che cosa ti disturba più di tutto dei discorsi di Odent? Io personalmente quando li ho letti li ho trovati illuminanti. Ho trovato illuminiante il fatti di parlare così liberamente del parto e della nascita come eventi che in primis non andrebbero medicalizzati. In Italia abbiamo la percentuale di cesarei superiore a tutti i paesi d'europa, che in certe regioni come la campania arriva addirittura al 60 per cento. In questi casi mi sembra di poter parlare di una totale assenza di cultura del parto e della nascita. Una percentuale di cesarei così alta viene da molteplici fattori e se ripenso singolarmente al mio primo ed unico parto riesco bene ad immaginare il contesto.
Basti pensare al fatto stesso di andare a fare la cacca: come ti sentiresti a defecare davanti ad un medico e a delle infermiere? Certo ad essere obbligata, la cacca sicuro non scenderà, potremmo pensare in questo caso ad una episiotomia dell'ano? Come vedi anche la mia è una provocazione delle più schifose, lo ammetto. Mentre lo scirvevo mi veniva lo schifo. Ma se ci pensi è vero. Perchè una madre dovrebbe sentirsi in colpa per avere avuto un cesareo? Credi che Odent giudichi le donne che sono state costrette a fare un cesareo? Io non credo. Leggendo i suoi libri sono stata illuminata dalla sua semplicità e razionalità nel descrivere il parto. Sono d'accordo, non tutti possono fare il percorso del parto in casa come afferma lui, ma ci sono però degli stati come l'Olanda in cui il parto in casa è diffusissimo, oppure ci si può rivolgere a delle case maternità che non sembrano affatto degli ospedali. Certo il parto in ospedale ha reso il parto più sicuro, ma in un paese a bassa natalità come l'italia ormai la nascita fa paura e come la morte la si allontana dalle case. Odent invece afferma che il parto in alcune situazioni di oscurità, rilassatezza, lontananza da apparecchiature e persone ansiogene possa solo svolgersi nel modo più sicuro. Le interferenze generano solo altre interferenze più pesanti e medicalizzate. Certo tutte vorremmo partorire senza dolore, ma vedi bene anche tu che l'epidurale come testimonia il link delle sopravvissute del burlo è solo un'apparente panacea dai dolori del parto. E il parto fa male, sicuramente, e allora scongiruiamo il nostro dolore con antidolorifici, sterilizzazioni, previsioni, misurazioni. Ma il parto deve essere sicuro, chi dice di no? Ma può essere sicuro e allo stesso tempo rispettoso della donna? Io credo di sì. e allora ben vengano le staze dei tulipani negli ospedali italiani, quelle stanze decorate come una stanza da letto normale, con la vasca da bagno, con la luce diffusa... non mettetemi però l'ostetrica Hulk che ogni momento fa esplorazioni vaginali o ti fa alzare ogni momento per il controllo tocografico... un parto sicuro sì ma lento e rispettoso dei tempi di mamma e bambino. Se poi molte madri capitano nelle mani degli episiotomici infermieri o dei ginecologi a cui bruciano le mani per tagliare ventri perchè così è tutto più facile, non vedo perchè sia la donna che si debba sentire in colpa... Non si dovrebbe sentire in colpa ma si dovrebbe sentire incazzata. I cesarei non dovrebbero essere in misura superiore al 10-15%, in Italia invece siamo ben lontani da tale percentuale.

La tua seconda provocazione... che dire... anch'io ho sentito queste storie sul reparto maternità del Burlo, oltre al cesareo e l'episiotomia facile c'è anche il disisnteresse o almeno il conclamato interesse verso l'allattamento al seno, conclamato ma non realizzato nella pratica. Saranno alla mercè di qualche multinazionale, avranno resistenze personali? Puà darsi entrambe le cose, ma le storie che ho letto le conosco bene, purtroppo. Io parlavo comunque di pediatri che hanno studiato o hanno fatto ricerca in uno degli ospedali più all'avanguardia in fatto di cure pediatriche. Per la maternità, a parte poche isole felici, siamo veramente messi male un po' dappertutto. Per fortuna ci sono gli ospedali amici del bambino e come volevasi dimostrare il burlo garolfalo non è un ospedale amico del bambino (per intenderci questi ospedali devono sottostare a dei principi che riguardano il parto, la nascita e l'allattametno al seno). Posterò presto il mio racconto di parto Closethedoor, così si capirà bene il mio apprezzamento per Odent ;)
Ps: il tuo blog è bellissimo!
alessandra bortolotti  - che bell'articolo!     |11-11-10 12:04:05
Ciao Elena leggo solo ora il tuo articolo: che bello!!!
Un abbraccio
Mammatrafficona     |09-05-11 16:54:59
Anche a me è andata come a Elisa, quando Angela aveva circa 16 mesi sono rimasta incinta e a 18 ha smesso da sola di succhiare, facendo smorfie e rifiutando il seno. Stop. La natura fa da sola, e sono stata molto felice di questa fine allattamento senza paranoie e rimpianti.
Bel sito, con argomenti che mi interessano moltissimo! Tornerò! ciao
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