E’ davvero un privilegio stare a casa dopo il parto? PDF Stampa E-mail
Giovedì 06 Maggio 2010 12:11
Riporto volentieri un articolo di Daria Bignardi che mi è stato inviato or ora da un’amica e con cui non potrei trovarmi più d’accordo.

Certo l’articolo è scritto in tono giornalistico e per questo motivo tende a provocare le reazioni di chi lo legge. Io non l’avrei scritto così. Mi trovo d’accordo però sul concetto che esprime: la qualità del rapporto con il bambino non vi ripagherà mai quanto la quantità del tempo che trascorrete con lui. E dico questo perché sono cresciuta leggendo manuali di psicologia in cui si dice che la qualità della relazione è più importante della quantità... che dobbiamo stare con i nostri bambini solo quando siamo liberi da altri impegni... che possiamo andare a prenderli tranquillamente al nido anche alle 5 di sera, senza sentirci in colpa... affidarli a tate, insegnare loro il sano distacco.

Ebbene, non è così... Mi dispiace per le mamme che sono obbligate a farlo, e ce ne sono molte. Vorranno farvi credere che l’abbraccio della tata è lo stesso dell’abbraccio della mamma, che il bambino è troppo piccolo per accorgersene, ma non è così. Il bambino è un universo di istinto e sensi: odori e sapori diversi il bambino li sentirà, sentirà che non sarà la sua mamma ad occuparsi di lui se torna al lavoro pochi giorni dopo il parto come la nostra ministra Gelmini o come altri politici di paesi oltralpe. Potranno mai tate e nonni dare lo stesso calore che possono dare la madre e il padre? Riusciranno persone estranee a rispondere con lo stesso amore con cui risponde un genitore?

Sono anche convinta che sia inutile dare ricette precostituite o dettare dall’alto tempi e modi adeguati per decidere il momento di tornare al lavoro: ognuna deve decidere per sé ed essere consapevole delle conseguenze. Decidere di tornare al lavoro subito dopo il parto non fa bene, né alla madre né al bambino. Certo se verrà accudito dai nonni si abituerà ai nonni o alla sua tata, non sarebbe né il primo nè l’ultimo bambino sulla faccia della terra affidato alle cure di altri. Ma bisogna dire anche che i primi mesi di vita per un bambino sono importanti e volano via in fretta, chi vi ripagherà o farà tornare indietro questi preziosi istanti? Ci sono tempi di vita e tempi di lavoro, tempi per stare coi bambini e tempi in cui lasciar loro vivere le esperienze lontano da noi, non sarà lontano il momento in cui decideranno di passare la loro prima notte fuori casa ed avere la loro indipendenza. Ma fin che sono piccoli difendiamo il loro diritto di stare con le persone che li hanno voluti e concepiti.

Studi sull’attaccamento genitore-bambino dimostrano ampiamente che le cure nel primo anno di vita sono essenziali per lo sviluppo della personalità, getteranno le basi per la costruzione dell’identità e del modo in cui il bambino (futuro adulto) sarà in grado di intessere le sue relazioni personali.

Ecco l’articolo:

 

Ma è davvero «un privilegio» stare a casa dopo il parto? Di Daria Bignardi da Vanity Fair

 

Il ministro Gelmini torna al lavoro con la figlia neonata: non fate lo stesso errore

Stare a casa dopo il parto è un “privilegio”, ha detto al settimanale Io donna il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, 36 anni, neomadre, comunicando che sta per tornare a Roma portando con sé la figlia di poche settimane. «Bisogna accettare di fare dei sacrifici», ha aggiunto.

Io penso che il ministro stia facendo lo stesso errore che fanno moltissime primipare attempate, o meno attempate, e che ho fatto anch'io col primo figlio.

Ci si sente così forti, con un neonato tra le braccia, che si crede di poter fare tutto. Se si fa un lavoro che piace, se si teme che l'assenza possa intralciare (o distruggere) la vita professionale, si cerca di fare tutto insieme. Ci si convince che si può, e si deve. A volte, si è costrette a farlo anche se il lavoro non piace, per non perderlo. Ma privarsi, e privare i nostri figli neonati, di un rapporto esclusivo e di ritmi naturali è un sacrificio che non dovremmo mai fare, e che nella maggioranza dei casi rimpiangeremo per sempre, perché la loro prima infanzia dura poco, e non ritorna.

Privilegio stare a casa? Credo che il privilegio sia tornare subito al lavoro, semmai. Ma è un finto privilegio.

Ci illudiamo, in quanto organizzate o benestanti, di poter fare tutto, ma è un'illusione destinata a sgretolarsi man mano che i figli crescono. Arriverà per tutte, o quasi, il momento in cui si capirà che il prezzo del fare tutto è assurdo e crudele. Che le superdonne non esistono, ma esistono solo madri stanche e logorate.

In nome di che cosa, poi? Di una supposta gratificazione personale? È la truffa del secolo, questa illusione. Ci convincono - e ci lasciamo convincere perché a volte ci fa comodo, o perché siamo sole di fronte alle nostre paure -che la qualità del tempo che passiamo coi figli sia più importante della quantità.

Niente è più sbagliato di questa illusione. Quando sento dire frasi come: «Il lavoro mi realizza e credo di comunicare la mia soddisfazione ai figli, nel poco tempo che passo con loro», rabbrividisco e penso: «Poverina. Te ne accorgerai». Staccarsi prematuramente dai figli, illudersi che ce ne stiamo occupando anche se siamo lontane, è una scelta rischiosa. Per crescere sicuri e fiduciosi nel prossimo, i bambini hanno bisogno proprio di noi: non c'è tata, nonna, asilo nido e nemmeno padre che possa sostituire lo sguardo e l'abbraccio della mamma. Più tempo stiamo insieme e meglio è, per noi e per loro.

Suona retorico? Anche a me. Retorico, scomodo e irrealizzabile, visto che ormai lavoriamo tutte, con minor o maggior soddisfazione. Ma temo sia vero. E benedico la legge che tutela, un minimo, le madri, e le obbliga a stare coi figli almeno cinque mesi. «Un baluardo contro le richieste della modernità, contro lo strapotere dell'efficienza, del denaro e del successo», ha detto la psicologa Vegetti Finzi. Parole sante. Donne che fate figli, non fatevi fregare.

 

 

Da leggere

Isabelle Fox, “Sempre con lui”, Il Leone Verde, Collana Il bambino naturale, 2009

John Bowlby “Una base sicura”, Raffaello Cortina Editore

 

 

Articoli on line: “I bisogni dei bambini non sono vizi”  di Alessandra Bortolotti

 

Tutti noi, dalla nascita alla morte siamo al massimo della felicità quando la nostra vita è organizzata come una serie di escursioni, lunghe o brevi, dalla base sicura fornita dalle nostre figure di attaccamento”

(John Bowlby)

 

“Vieni a giocare con me “ dice il Piccolo Principe alla volpe”. Ed ecco che la volpe dice qualcosa di sorprendente: “Non posso giocare con te (…) non sono addomesticata”, ma il Piccolo Principe ne vuole sapere di più e chiede: “Che cosa vuol dire addomesticare?” e la volpe sapientemente risponde “vuol dire creare dei legami (…) io non sono che per te una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo ed io sarò per te unica al mondo”.

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Commenti
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melanele     |07-05-10 09:46:47
Sottoscrivo in pieno tutto.
Elisa   |28-06-10 09:18:41
Anche a me hanno detto questo. Meglio la qualità che la quantità. Ma io vedo che quando sto tanto tempo con mia figlia, nonostante io lo occupi a fare le faccende di casa e non giochi con lei (non ne sono capace), è più tranquilla e anche più obbediente. Ora sono qui a crogiolarmi sul fatto di prendere o no aspettativa per stare un po' più con il mio secondo figlio. Deciderò a gennaio, ma intanto vedo che tutte le mamme che sono tornate prima a lavorare per il senso del dovere se ne sono pentite, sono tempi che non tornano più.
Lisa   |13-10-10 14:20:16
Salve. Io sono mamma di un bambino di 20 mesi. Sono a casa con lui, non lavoro da 2 anni. Contenti e felici tutti due, ma alla fine dovrò tornare a fare l'estetista e sarà dura perché a 36 anni le mie colleghe sono già titolari di centri estetici e tutti cercano estetiste apprendiste..
Kate   |06-05-11 22:38:21
Se state a casa con i vostri figli non sentitevi fuori mondo e fuori moda! Non limitatevi a cucinare e pulire la casa. I bambini imparano tante cose con la mamma. Mio figlio a 2 anni conosceva tutte le lettere dell'alfabetto. Chi gliele avrebbe insegnate se non la mamma:)
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