Il mito della madre PDF Stampa E-mail
Venerdì 12 Marzo 2010 16:38
Noi mamme veniamo spesso allertate in gravidanza sul fatto che dopo il parto potremmo soffrire di baby blues, o depressione post partum, un ulteriore fonte di paure per la neo-madre che già aveva le sue "gatte da pelare". Ma il baby blues può esserci come non esserci, non è detto che una madre debba per forza soffrirne. Una cosa è certa però, ogni madre dopo il parto dovrà cercare di stabilire un equilibrio emotivo con il proprio piccolo e con gli altri membri della famiglia.
Ma diamo uno sguardo diverso alla depressione post partum. Questa volta ne parla un uomo, Umberto Galimberti, nel suo libro "I miti del nostro tempo".
Il primo capitolo riguarda proprio il mito dell'amore materno e inizia con una frase tanto lapidaria quanto vera: "L'amore materno non è  mai solo amore. Ogni madre è attraversata dall'amore per il figlio, ma anche dal rifiuto del figlio".
Alcune donne non ci pensano, ma l'amore per la prole è ambivalente. Com'è possibile? Non dovrebbe essere solo "amore puro" l'amore filiale? Sembrerebbe di no.
"Caratteristica del sentimento materno è la sua ambivalenza," continua Galimberti "che solo il nostro terrore di sfiorare qualcosa che appartiene alla sfera del sacro non ci fa riconoscere. E così finiamo per sapere troppo poco di noi e della potenza dei nostri moti inconsci. .... Il figlio, ogni figlio vive e si nutre del sacrificio della madre: sacrificio del suo tempo, del suo corpo, del suo spazio, del suo sonno, delle sue relazioni, del suo lavoro, della sua carriera, dei suoi affetti e anche amori, altri dall'amore per il figlio... questa ambivalenza del sentimento materno va riconosciuta e accettata come cosa naturale e non con il senso di colpa che può nascere dall'interpretarla come incompiutezza o inautenticità del sentimento".
Spiega così il mito greco di Medea di Euripide, la madre che uccise i suoi stessi figli, mito terribile quanto portatore di riflessioni profonde sul nostro essere madri, una chiave di lettura dei fatti che ogni tanto vediamo sui giornali. Certo siamo nell'ambito della patologia, un infanticidio non è certo frutto del baby blues o della malinconia, quanto della disperazione, dice Galimberti, la disperazione di una madre lasciata sola. Si perchè la famiglia nucleare, in nome della privacy e degli scarsi rapporti sociali, è sempre più sola. La solitudine della madre va però arginata, i padri possono certo assistere al parto ma devono anche stare vicino alla loro compagna nella cura quotidiana dei figli. "Natura vuole che a generare si sia in due, non solo al momento del concepimento o del parto, ma soprattutto nel momento dell'accudimento e della cura. Dove a essere accudita - prima del figlio che segue la sua cadenza biologica - è la madre, che ha messo a disposizione prima il suo corpo, poi il suo tempo, poi il suo spazio esteriore e interiore, infine l'ambivalenza delle sue emozioni".
Da qui una riflessione dalla mia piccola finestra da cui vedo tanti genitori che vengono ai corsi di massaggio: vedo con piacere sempre più papà che partecipano ai corsi e massaggiano i loro bambini, è davvero uno spettacolo ogni volta bellissimo! Una recente ricerca ha dimostrato quanto il massaggio al neonato possa avere ripercussioni positive sulla cura e sulla prevenzione della depressione post partum.
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Bibliografia
Umberto Galimberti, I miti del nostro tempo, Feltrinelli
Commenti
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kyra l'elfo     |23-03-10 09:45:33
Direi che il ragionamento di Galimberti vale allo stesso modo per il padre, che fa ""sacrificio del suo tempo, del suo corpo, del suo spazio, del suo sonno, delle sue relazioni, del suo lavoro, della sua carriera, dei suoi affetti e anche amori, altri dall'amore per il figlio.". Io son padre e mi riconosco pienamente in questa frase, ma mi pare che ancora poco la nostra società riconosca questo ruolo, questi sacrifici, questo cambiamento radicale nella vita degli uomini.
elena     |23-03-10 13:40:08
sarebbe interessante sentire come si sentono i papà quando nasce un bambino e come cambia la loro vita, perchè,certo anche per loro, è un bel salto.
Io vedo i papà delle generazioni giovani molto impegnati: lo vedo dalla loro presenza ai corsi di massaggio: rassicurano, sdrammatizzano le preoccupazioni delle madri, massaggiano il bambino, leggono libri per informarsi. E' un vero piacere vedere queste cose.
Che il ruolo di padre nella società non sia ancora riconosciuto, sono d'accordo. A volte si tende ancora a femminilizzare molto il ruolo del genitore, a considerare ovvio che a prendersi cura dei figli sia solo la madre. ciao
Elena
antonella  - ancora a proposito di miti     |01-04-10 18:22:24
leggete il libro di M. Sophianopoulos, Nell'intimo delle madri e vi accorgerete quanto sembra mutato il mondo materno. Sembra?....
elena     |02-04-10 10:49:15
Ho letto degli stralci del libro della Sophianopulos, ma sinceramente l'ho abbandonato in fretta nonostante sia molto interessante e ben scritto. Mi sembra che si focalizzi più sulla patologia legata all'essere madre piuttosto che sulla realtà delle madri moderne. O forse la patologia è più vicina alla realtà di quanto non sembri... In ogni caso credo che la maternità vada condivisa non solo col padre, come dice galimberti, ma con tutta la comunità. Per la sua stessa complessità di risvolti psicologici, resistenze, amore/odio l'essere mamma è una cosa molto profonda, per questo nessuno mai dovrebbe giudicare il modo di essere genitore, ci sono tanti modi di vivere la genitorialità quante sono le madri, i padri e i figli sulla terra.
Ma secondo te Antonella il mondo materno è mutato o sempre stato così come lo descrive la Sophianopulos?
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